

© Sarah Ciracì
SARAH CIRACÌ

Trebbiatori Celesti, 2001
L’artista Sarah Ciraci (n. 1972) realizza fotografie digitali, diaproiezioni e video che attingono all’universo della fantascienza e a immaginari onirici, spesso ispirati da paesaggi terrestri reinterpretati in chiave visionaria. La sua ricerca indaga le connessioni tra tecnologia, percezione e natura, costruendo scenari in bilico tra reale e immaginato, tra scienza e mito. L’allusione al postumano presente nelle opere di Sarah Ciracì richiama la consapevolezza che la tecnologia ha assunto un ruolo sempre più pervasivo e determinante nella nostra realtà. I suoi lavori mettono in scena un mondo in cui i confini tra organico e artificiale, tra umano e macchina, si fanno sempre più sfumati, invitando a riflettere sulle trasformazioni dell’identità e della percezione nell’era tecnologica. L’opera Trebbiatori Celesti di cui è esposto anche il video realizzato nello stesso anno e che l’artista ha restaurato per l’occasione, rappresenta un momento di sospensione e meditazione sull’opera Il grande vetro di Marcel Duchamp. È un invito a riconsiderare i gesti fondativi dell’umanità, a restituire valore simbolico a ciò che oggi appare distante o scomparso. In questo senso, I Trebbiatori Celesti non è solo una riflessione sul distacco, ma anche una chiamata alla riconnessione, alla ri-sacralizzazione del gesto e la separazione tra umano e non-umano. Suggerisce un legame con l’agricoltura e i cicli naturali, evocando l’immagine di pratiche agricole che possono essere intese sia come interazione diretta con la natura, sia come modalità attraverso cui la cultura umana modella l’ambiente. In questo contesto, l’opera di Ciracì può essere letta come una riflessione sull’impatto dell’uomo sulla terra, una tematica cruciale nel dibattito contemporaneo riguardo all’ecologia e alla sostenibilità.