

Foto © Modestas Endriuška
ELENA BELLANTONI
The Fox and the Wolf: Struggle for Power, 2014

Elena Bellantoni (n. 1975) è un’artista visiva che lavora in modo incisivo sull’intersezione tra corpo, linguaggio e dinamiche di potere, spesso utilizzando la performance e il video come strumenti di decostruzione simbolica. È stata la prima artista a entrare nella collezione Farnesina con un’opera video: The Fox and the Wolf: Struggle for Power, interamente girata all’interno della Farnesina.
L’opera affronta il tema del conflitto attraverso una narrazione simbolica e stratificata. I protagonisti sono una volpe e un lupo, archetipi dell’astuzia e della forza, che si sfidano in un gioco di potere e seduzione, incarnando il dualismo tra i sessi e le tensioni tra natura e cultura. Le dinamiche tra i due generi, maschile e femminile, sono qui personificati dai due animali che, in una sorta di rituale di corteggiamento, mettono in mostra le loro migliori capacità persuasive. Il rituale è in questo caso esemplificato dalla coreografia del tango, un ballo solitamente condotto dall’uomo, che invece qui è la donna a guidare, sovvertendo le regole e ridefinendo i ruoli. La voce narrante, in lingua inglese, evidenzia l’imposizione di un codice linguistico dominante, rimandando a una più ampia riflessione sull’egemonia culturale e comunicativa che attraversa i contesti globali. Accanto all’opera della Collezione Farnesina sono esposte, per la prima volta insieme al video, le due maschere del Lupo e della Volpe utilizzate dai ballerini di tango nella performance. Anche le maschere entrano in un gioco di confronto e potere, incarnando simbolicamente le tensioni tra natura e sovrastrutture culturali. Oltre all’opera della Collezione Farnesina, sono esposte una selezione di opere video realizzate nel 2019 nell’ambito del progetto On the Breadline, sviluppato tra Belgrado, Istanbul, Atene e Palermo. I video, presentati su vecchi monitor a tubo catodico, si configurano come un unico corpo scultoreo, in cui l’immagine in movimento diventa materia e presenza fisica.
Da uno dei monitor, che ospita il video Blue White Red, filmato a Novi Beograd nel luogo in cui nel 1961 Tito aveva commissionato a Vjenčeslav Richter il progetto del Museo della Rivoluzione – uno degli edifici simbolo mai realizzati della Jugoslavia socialista – si diramano una serie di nastri colorati. Il monitor, isolato rispetto agli altri, diventa il punto di origine di un intervento spaziale che richiama i colori della bandiera serba e, al tempo stesso, quelli della ex-Jugoslavia.
Attraverso questo gesto, Elena Bellantoni riattiva simbolicamente la memoria del Museo della Rivoluzione di Novi Beograd, rievocandone il perimetro delle fondamenta mediante lo srotolamento dei nastri. L’artista ricostruisce così, in chiave ironica e immaginaria, uno spazio architettonico mai esistito: un attraversamento onirico della storia jugoslava, in cui il nastro segna simultaneamente la fine e l’inizio di un’epoca.
In questo intervento il corpo diventa spazio politico e simbolico, nutrendosi della tensione tra il mito del leader forte e la complessità della realtà storica e sociale.