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Foto © Giorgio Benni

MARIO MERZ

Fibonacci, 1975

Mario Merz (1925–2003) è stato uno dei protagonisti dell’Arte Povera. La sua opera Fibonacci riflette sul rapporto tra ordine matematico e processi naturali. Negli anni ’70, Merz inizia a sperimentare il concetto di crescita esponenziale attraverso la serie di Fibonacci, in cui ogni numero è la somma dei due precedenti. Per l’artista, i numeri rappresentano strumenti razionali per avvicinarsi all’irrazionalità della vita; anche l’immagine della chiocciola e della spirale ricorrono simbolicamente nelle sue opere. La sequenza numerica, inscritta spesso in materiali poveri e organici, suggerisce che crescita ed evoluzione siano regolate da leggi universali, al di là dei confini dell’identità individuale. Fibonacci diventa così metafora dell’espansione della natura e del sapere umano, esplorando l’accumulo di conoscenze ed esperienze. In questa prospettiva, l’opera rappresenta un fulcro concettuale, suggerendo un principio di interconnessione tra gli elementi del reale e quelli simbolici e stimolando una riflessione su tematiche cruciali, come le crisi ambientali e le trasformazioni globali, che vengono affrontate nel percorso espositivo.

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