



© Iginio de Luca
IGINIO DE LUCA

Tevere Expo, 2021
La ricerca artistica di Iginio De Luca (1966) si colloca in una zona di confine tra critica sociale e spazio pubblico, assumendo la crisi ambientale come sintomo di una più ampia frattura nei sistemi di valore contemporanei. Attraverso un linguaggio che combina ironia, impegno civile e interventi diretti nello spazio pubblico, l’artista mette in discussione le modalità di osservazione e consumo della realtà, utilizzando fotografia, video e azioni urbane come strumenti critici per rendere visibili le contraddizioni del presente.
Tevere Expo (2021) si configura come un progetto emblematico della poetica di De Luca ed è composto da una serie di quindici immagini, di cui due sono recentemente entrate in Collezione Farnesina. L’opera riporta in superficie l’anima nascosta del fiume Tevere, trasformandolo in una metafora di un ecosistema compromesso e, al tempo stesso, di una comunità che rimuove le proprie responsabilità. Gli scarti e i rifiuti ritratti emergono solo parzialmente dall’acqua, come un iceberg: ciò che affiora rimanda a un sommerso più vasto, fatto di abbandono, incuria e negazione quotidiana. In questo slittamento tra visibile e invisibile, centro e margine, naturale e artificiale, l’opera interroga i confini stessi dell’identità ecologica e collettiva, rendendo evidente la loro profonda instabilità.
Successivamente, l’artista ha portato queste foto nello spazio pubblico attraverso grandi affissioni urbane nella città di Roma. Il progetto assume quindi la forma di una campagna pubblicitaria paradossale che “sponsorizza l’inutile”, denunciando le logiche di accumulo e indifferenza nel rapporto tra essere umano e ambiente.