IIC Belgrado
23 gennaio - 7 marzo 2026
DOTS Gallery
Nato come percorso itinerante in tre tappe — Berlino, Vilnius e La Valletta — e realizzato in collaborazione con gli Istituti Italiani di Cultura, il progetto ha progressivamente superato i confini iniziali, grazie alla forza dei temi affrontati e al significativo interesse suscitato a livello internazionale.
Belgrado rappresenta la prima tappa di questa espansione: ospitato presso la DOTS Gallery dal 23 gennaio al 7 marzo 2026, il progetto entra in dialogo con un contesto profondamente segnato da trasformazioni storiche, ridefinizioni di confini e processi di ricostruzione. La città diventa così un laboratorio culturale per indagare le relazioni tra passato e presente, e per osservare come identità individuali e collettive si formino attraverso continui attraversamenti.

Site-specific
Per la tappa di Belgrado alcune artiste presentano interventi site-specific. Elena Bellantoni espone, oltre alle maschere originali utilizzate nell’opera video The Fox and The Wolf: Struggle for Power (Collezione Farnesina), una selezione di opere video realizzate nel 2019 nell’ambito del progetto On the Breadline, sviluppato tra Belgrado, Istanbul, Atene e Palermo. I video, presentati su vecchi monitor a tubo catodico, si configurano come un unico corpo scultoreo, in cui l’immagine in movimento diventa materia e presenza fisica. Da uno dei monitor, che ospita il video Blue White Red ed isolato rispetto agli altri, si diramano una serie di nastri colorati che richiamano i colori della bandiera serba. In questo intervento il corpo diventa spazio politico e simbolico, alimentandosi della tensione tra il mito del leader forte e la complessità della realtà storica e sociale.
La poesia Si chiama Guerra, 2003 di Tomaso Binga, presentata in forma installativa e sonora, intreccia corpo, linguaggio e politica, proponendosi come atto di resistenza poetica. In un paese che ha conosciuto occupazioni, lacerazioni e rinascite, la voce di Binga risuona come un invito a riscoprire la vulnerabilità come forza generativa e come condizione essenziale per nuove forme di convivenza e radicamento.
Infine, Agnese Purgatorio, in continuità con le opere in collezione e in particolare Perhaps you can write to me, il cui titolo è ispirato all’universo poetico di Emily Dickinson, realizza un’installazione centrata su una grande buca delle lettere, dispositivo di relazione e di attesa. Sulle sue superfici sono esposte una serie di cartoline raffiguranti immagini d’acqua, il Danubio e la Drina, attraversate da due frasi poetiche, di registri formali differenti, scritte a mano dall’artista.



AGNESE PURGATORIO
Iz Daleka (Da Lontano)
La buca delle lettere reca due iscrizioni poetiche «Solo da lontano tutto risplende come una stella» di Desanka Maksimović e «Quello che l’acqua torbida non si porta via», tratta da Ivo Andrić. Con questo atto poetico l’artista chiede al pubblico di scegliere una delle due frasi e scrivere la propria impressione sul retro dell’immagine, attivando un passaggio dalla contemplazione all’azione e alla relazione.
ELENA BELLANTONI
On the Breadline, 2019 (selezione opere)
I video si configurano come un unico corpo scultoreo, in cui l’immagine in movimento diventa materia e presenza fisica. Da uno dei monitor, che ospita il video Blue White Red, filmato a Novi Beograd, si diramano una serie di nastri colorati. Il monitor, isolato rispetto agli altri, diventa il punto di origine di un intervento spaziale che richiama i colori della bandiera serba e, al tempo stesso, quelli della ex-Jugoslavia.






TOMASO BINGA
Si chiama Guerra, 2003
La poesia visiva Si chiama Guerra (2003) costituisce un esercizio di giochi fonetici e slittamenti semantici (gara / tara / bara), che illustra la guerra come competizione distruttiva che grava sulla terra e sui corpi. La lingua, deformata e ferita, diventa strumento di denuncia contro propaganda, violenza e potere. Scrivere è qui un atto politico: un invito a riscrivere il mondo contro la guerra.









