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Radici di Resistenza

Il percorso espositivo si articola in tre nuclei tematici che esplorano l’arte come forma di resistenza alle logiche di dominio politico e sociale (Radici di resistenza), alle dinamiche di sopraffazione del mondo naturale (Ecologie instabili) e, infine, come riflessione sulle trasformazioni dell’identità nell’era postumana (Geografie del distacco). Queste tre sezioni delineano un percorso concettuale e visivo che si muove dal corpo storico e politico verso dimensioni più fluide, ecologiche e immateriali, dove il corpo si dissolve.

Le opere presentate in questa sezione evidenziano una riflessione critica sul corpo e sul linguaggio, intesi come strumenti di autonomia e trasformazione (Tomaso Binga, Elena Bellantoni). Alcune si configurano come forme di resistenza alle forze di oppressione culturale, simboli di rinascita e strumenti di mediazione con l’altro (Carla Accardi). Alcune artiste, come Elisa Montessori, ricorrono a simboli e metafore della natura per esplorare temi legati alla rivendicazione dell’identità femminile. In questa parte del progetto, le opere selezionate affrontano la trasformazione del rapporto tra essere umano e pianeta, evidenziando come tale relazione sia stata alterata in chiave di dominio. È il caso, ad esempio, della riflessione condotta da Mario Merz attraverso la serie di Fibonacci. Le artiste denunciano le dinamiche del potere (Loredana Di Lillo), rivendicando una partecipazione collettiva come forma di emancipazione (Marinella Senatore) e interrogano il pubblico su come la cultura dominante abbia deformato l’equilibrio tra l’essere umano e la vita quotidiana (Maria Lai, Silvia Giambrone, Ketty La Rocca). Il dialogo tra cultura patriarcale e natura diventa così il fulcro della riflessione artistica, illuminando la complessità del rapporto tra dominio, identità e terra madre.

 

Progetto promosso dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale in collaborazione con Cities Art Projects 

 

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