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IIC Parigi

10 aprile - 1 giugno 2026

IIC Parigi - Hôtel de Galliffet

Nato come percorso itinerante tra Berlino, Vilnius e La Valletta, il progetto ha proseguito il suo viaggio internazionale approdando prima a Belgrado e ora a Parigi, ospitato negli spazi storici dell’Hôtel de Galliffet dal 10 aprile al 1 giugno 2026. In una città profondamente segnata dalla tradizione rivoluzionaria e dal dibattito culturale europeo, la mostra propone una riflessione sul modo in cui le identità individuali e collettive si trasformano nel tempo tra memoria storica, mobilità e processi di traduzione culturale.

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Per la tappa parigina, la mostra si arricchisce di una selezione di opere di Marta Roberti (Un’ape su un viso che piange) e Paola Gandolfi (In tempo per modifiche temporali e Chiamata urbana urgente), opere che non appartengono alla Collezione Farnesina ma che sono state specificatamente scelte e presentate in dialogo con gli spazi storici dell’Hôtel de Galliffet. Entrambe introducono figure sospese, presenze liminali che interrogano l’identità come processo fluido e relazionale.

In occasione dell'inaugurazione Paola Gandolfi ha presentato altresì una performance, intitolata sempre In tempo per modifiche temporali, ideata appositamente per la mostra, che ha visto protagoniste insieme a lei l’attrice Cristina Spina, nel ruolo di sua madre, e Dominique Smersu, nei panni di suo padre. La performance mette in scena tre generazioni a confronto, esplorando il rapporto complesso e stratificato tra memoria familiare e identità. Come afferma l’artista, il legame tra madre e figlia è «una materia difficile da tenere in mano, da plasmare, da comprendere: scivola e brucia insieme… una materia che devasta e rapisce». Attraverso il linguaggio della performance, Gandolfi trasforma questa relazione in un gesto scenico e simbolico che intreccia autobiografia, memoria e rappresentazione aprendo uno spazio di riflessione sul modo in cui le identità si costruiscono nel dialogo.

La tappa ospita anche Io sono una carta di Tomaso Binga, che intreccia linguaggio, corpo e politica in un gesto poetico di resistenza. Nel contesto parigino, segnato dalla memoria delle trasformazioni sociali e del 1968, la voce di Binga risuona come un invito a ripensare l’identità come spazio critico e generativo.

MARTA ROBERTI

Un'ape su un viso che piange (2025)

La sequenza di disegni Un’ape su un viso che piange nasce dall’omonimo video animato e rende visibile il processo di trasformazione che attraversa l’opera. Nella successione delle immagini, il volto femminile entra progressivamente in relazione con la figura del gufo, dando vita a un incontro che suggerisce una forma di alleanza tra l’umano e l’animale.

PAOLA GANDOLFI

In tempo per modifiche temporali (2016-2026)

La protagonista dell'opera è l'infanzia dell'artista, manipolata dalla stessa. Attraverso l’intreccio tra fotografia e video, Gandolfi costruisce una narrazione stratificata che riflette sulla trasformazione dell’identità nel tempo, mettendo in scena il corpo come un archivio di memorie e di possibilità di riscrivere se stessi.  Le opere presentate sono lavori su carta derivati da sequenze estratte dai materiali filmici (anch'essi esposti).

PAOLA GANDOLFI

Chiamata urbana urgente (2022)

La protagonista dell'opera è la giovinezza dell'artista (appare come futura sposa), manipolata dalla stessa. Attraverso l’intreccio tra fotografia e video, Gandolfi costruisce una narrazione stratificata che riflette sulla trasformazione dell’identità nel tempo, mettendo in scena il corpo come un archivio di memorie e di possibilità di riscrivere se stessi.  Le opere presentate sono lavori su carta derivati da sequenze estratte dai materiali filmici (anch'essi esposti).

TOMASO BINGA

Io sono una carta (1976)

La poesia Io sono una carta, scritta nel 1976, si riferisce alla performance realizzata lo stesso anno a Casa Malangone, nell’ambito dell’installazione ambientale «Carta da parato», in cui l'artista, fusasi con la parete indossando carta da parati, recitò ripetitivamente la poesia. L’opera intreccia corpo, linguaggio e politica, configurandosi come un atto di resistenza poetica che rimette in discussione i ruoli e le rappresentazioni imposti alle donne.

 

Progetto promosso dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale in collaborazione con Cities Art Projects 

 

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